Le repressioni russe contro gli oppositori del Cremlino non si fermano ai confini del Paese: è quanto emerge dall’ultimo rapporto della relatrice speciale dell’ONU sui Diritti umani in Russia, Mariana Katzarova. Il documento descrive la portata crescente delle persecuzioni transnazionali, compreso l’utilizzo delle notifiche rosse dell’Interpol e del sistema bancario. Katzarova avverte che queste azioni potrebbero configurarsi come crimini contro l’umanità.
Mariana Katzarova ha presentato l’ultimo rapporto dedicato alle repressioni transnazionali russe, definendole un “sistema di molestie, intimidazioni e attacchi fisici contro i critici del Cremlino al di fuori dei confini del Paese”. L’avvocata bulgara ed ex investigatrice dell’ONU non ha dubbi: “Ciò che ho descritto potrebbe essere qualificato da un tribunale indipendente come un crimine contro l’umanità: un attacco diffuso e sistematico, condotto con la consapevolezza e l’intenzione delle autorità russe”.
La relatrice ha rinnovato il suo appello al Consiglio per i diritti umani affinché “assuma la guida” degli sforzi per la creazione di un nuovo strumento internazionale vincolante, dotato di un meccanismo di monitoraggio “sul modello di altre convenzioni dell’ONU”. Katzarova ha inoltre esortato, finché tale strumento non esisterà, gli Stati che accolgono i rifugiati a elaborare strategie nazionali per contrastare le repressioni transnazionali, “coinvolgendo forze dell’ordine, procure e società civile, così da identificare le vittime e garantire loro protezione”.
“Una morte civile”
Il punto centrale del rapporto è una legge approvata dalla Russia il 4 agosto, che Katzarova definisce una “legge infame” rivolta contro i critici del governo all’estero. Tra le misure previste figurano il congelamento dei beni, il mancato rinnovo del passaporto e della patente di guida e il rifiuto dei servizi consolari. Il presidente della Duma russa, Vyacheslav Volodin, introducendo la legge, avrebbe definito i suoi destinatari “nemici della patria, traditori della patria che devono essere puniti”.
“Io la chiamo una morte civile”, ha affermato, chiedendo alla Federazione Russa di ritirare la legge, da lei definita uno degli strumenti più gravi delle repressioni transnazionali.
La relatrice ha dichiarato di aver individuato almeno nove dipartimenti del Servizio federale di sicurezza russo (FSB) e altri ministeri coinvolti in quello che ha definito un “programma istituzionalizzato di repressione transnazionale”.
“La portata del fenomeno è in crescita e il numero dei casi è aumentato di quasi otto volte: da 29 negli otto anni precedenti al 2022 a 89 nei tre anni successivi all’invasione su vasta scala dell’Ucraina”, ha spiegato.
L’emigrazione russa sotto pressione
Tutto questo avviene sullo sfondo di una delle più grandi ondate di emigrazione politica dai tempi della rivoluzione del 1917. Secondo le stime citate nel rapporto, il numero delle persone fuggite dalla Russia supera le 900.000. L’organizzazione OVD-Info è stata inserita nella lista russa degli “estremisti e terroristi” gestita da Rosfinmonitoring. L’elenco comprende oltre 21.000 voci, di cui almeno 5.000 riguardano persone condannate per motivi politici.
La relatrice ha descritto la Russia come uno degli utilizzatori più attivi delle notifiche rosse dell’Interpol contro i critici delle autorità. Katzarova ha citato il caso di una componente delle Pussy Riot residente in Lituania con un visto umanitario. La donna era stata fermata dalla Guardia di frontiera polacca durante un viaggio per adottare un cane. “Si è scoperto che figurava in una notifica rossa, di cui non era a conoscenza”, ha raccontato Katzarova. Grazie all’intervento degli avvocati della società civile russa e al mandato di Katzarova, la donna ha potuto lasciare la Polonia in sicurezza.
L’organo di controllo dell’Interpol ha stabilito nel 2024 che una parte significativa delle notifiche rosse russe aveva una motivazione politica e violava la Costituzione dell’organizzazione. Un meccanismo analogo riguarda il settore bancario: gli elenchi di Rosfinmonitoring vengono inseriti senza verifica in banche dati internazionali come World-Check. Di conseguenza, molti difensori dei diritti umani e dissidenti russi all’estero non riescono ad aprire un conto bancario oppure perdono quello che già possiedono.
La Russia respinge il rapporto dell’ONU
La Russia non era presente alla riunione del Consiglio di ieri e non ha commentato il rapporto, sebbene, come ha sottolineato Katzarova, l’ONU avesse precedentemente trasmesso una bozza del documento alla parte russa, conformemente alla procedura prevista. Poco dopo, il ministero degli Esteri russo ha pubblicato una dichiarazione definendo il suo mandato “illegale” e “non riconosciuto”, mentre ha descritto come “aggressiva” la stessa risoluzione, promossa dall’Unione europea, sulla quale si basa il rapporto.
La relatrice ha ricordato inoltre che nel 2023 l’ambasciatore russo a Ginevra, Gennadij Gatilov, l’aveva definita in televisione russa una “russofoba attiva”. Secondo il diplomatico, ciò sarebbe legato al suo precedente lavoro presso l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, dove aveva condotto un’indagine sulla Bielorussia.
La posizione russa è stata sostenuta dalla Bielorussia, che ha definito il rapporto un documento “pieno di falsità” e ha sostenuto che sia stato prodotto “su incarico delle élite europee e internazionali”. Katzarova ha dichiarato di essere disponibile a incontrare bilateralmente qualsiasi Stato che metta in discussione singoli casi. Ha sottolineato che, in quanto ex investigatrice, verifica ogni caso con particolare rigore e che alcuni episodi sono stati deliberatamente esclusi dal rapporto per mancanza di sufficienti certezze.
“Non sono un tribunale, non sono un procuratore. Nel rapporto ho documentato gli elementi che compongono la definizione di crimine contro l’umanità: un attacco diffuso e sistematico contro la popolazione civile, condotto con la consapevolezza delle autorità e nell’ambito della loro strategia, la cui portata è in crescita”, ha sottolineato la relatrice.
Scompare una candidata contraria alla guerra
Commentando le recenti elezioni parlamentari in Russia, Katzarova ha richiamato l’attenzione sulla misteriosa scomparsa della candidata Yulia Kuznetsova, descritta come una delle candidate più apertamente contrarie alla guerra, e di suo marito Vadim, che con ogni probabilità sarebbero stati fermati dalle autorità.
“È la prova che la società russa non è unanimemente leale nei confronti della guerra, né all’estero né nel Paese, dove una parte dei difensori dei diritti umani continua ad agire informalmente, evitando di essere classificata come agente straniero”, ha spiegato.
Kuznetsova, candidata dei Verdi alla Duma di Stato nel collegio uninominale Babushkinsky di Mosca, che si presentava con lo slogan “Per la vita, la pace e la libertà”, è scomparsa la sera del 17 settembre dopo un incontro con gli elettori a Sokolniki. Per le successive 24 ore non ha risposto né alle telefonate né ai messaggi. Un suo stretto collaboratore ha presentato una denuncia di scomparsa sia per la candidata sia per il marito.
Quando è ricomparsa, ha raccontato di aver avuto una “conversazione difficile” e un “esaurimento nervoso”, senza precisare con chi avesse parlato né cosa fosse effettivamente accaduto.
Secondo il portale Mediazona, il 18 settembre un agente di polizia ha telefonato al collaboratore di Kuznetsova chiedendogli di recarsi presso il commissariato. Il collaboratore ha riferito successivamente che “il poliziotto gli ha comunicato che la coppia era stata ritrovata e gli ha mostrato una fotografia”. Non è stato però in grado di indicare dove si trovassero in quel momento Kuznetsova e suo marito. La polizia gli ha quindi suggerito di interrompere le ricerche.
Lo stesso giorno, sul canale Telegram di Kuznetsova è comparso un video. La candidata affermava: “Io e mio marito stiamo bene. Ieri c’è stata una conversazione piuttosto difficile, dopo la quale mio marito ha dovuto fornirmi sostegno psicologico e assistenza medica. Ora mi sento bene e presto tornerò a casa. Grazie mille a tutti coloro che si sono preoccupati per me”.
Kuznetsova non ha rivelato con chi avesse avuto quella “conversazione difficile” né di cosa avesse riguardato. I suoi collaboratori hanno ammesso che, al momento della pubblicazione del video, non erano ancora riusciti a mettersi in contatto con lei e hanno espresso la convinzione che il filmato fosse stato registrato sotto pressione. Alla fine, il comitato di sostegno alla candidata ha confermato che entrambi i coniugi erano a casa.
Interrogata direttamente da Meduza su quanto accaduto durante quei tre giorni, Kuznetsova non è andata oltre una spiegazione generica: “Posso solo dire che ho avuto un esaurimento nervoso e che mio marito mi ha portata via affinché potessi riposare”.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

